IL CAPO FAMIGLIA

Qualche tempo fa, in treno, ero accanto a due signori, all’apparenza amici di lunga data ed, incolpevolmente, mi sono trovata ad ascoltare quello che si dicevano.

Uno dei due raccontava all’altro che il proprio figlio era in procinto di separarsi dalla moglie e ad un tratto, nel tentativo di affermare che il figlio si era sempre comportato correttamente, sia con la moglie che con i figli, esclamava:”E’ sempre stato proprio un buon capo famiglia!”.

A sentire tali parole sono trasalita, per un attimo, quasi come se quel signore avesse detto qualcosa di sconveniente o di vietato, tanto era che non sentivo usare il termine “capo famiglia”.

Stavo per dirglielo, che la parola “capo famiglia” non è più contemplata nel nostro ordinamento, che non va bene parlare di capo e che il marito e la moglie hanno gli stessi diritti e doveri.

Ma poi ho taciuto, anche per evitare che mi apostrofassero con un meritato “Si faccia i fatti suoi!” e ho iniziato a riflettere.

Ho pensato a quanto siamo politically correct, con il nostro “potestà genitoriale”, “genitore 1” e “genitore 2”, diritto del “collocatario” e diritto “di visita”, a quanto ci riempiamo la bocca dei diritti di tutti, in particolare di quelli che fanno più scalpore, ma quanto spesso viene calpestato uno dei diritti più naturali del mondo, quello del padre.

Pare quasi che, nella foga di eliminare il capo famiglia, lo abbiamo relegato sotto il piedistallo su cui abbiamo messo  la donna, a prescindere.

A quanti padri che sono bravi padri viene ancora oggi concesso un tempo per stare con i figli che è uno scarto se paragonato a quello concesso alla madre solo perchè è la madre?

Quante madri ancora oggi usano i figli come merce di scambio per ottenere solo di più, in termini economici, dal coniuge?

Quante madri negano in tutti i modi il diritto del padre di stare con i figli, a volte anche portandoli lontano?

I casi sono tanti, anche se i magistrati pare che stiano finalmente, negli ultimi tempi, virando verso il pari collocamento dei figli (mi sto riferendo alle situazioni normali ovvio), ma la strada da percorrere è ancora lunga per poter parlare davvero di uguaglianza tra padri e madri in caso di separazione, sia in termini di tempo da poter trascorrere con i figli, sia in termini economici.

Ed è una cosa che mi fa ribollire il sangue.

Credo che sia ora che la svolta arrivi e che noi avvocati dobbiamo fare di tutto per darvi impulso, innanzitutto piantandola di prendere per oro colato tutto ciò che ci rappresentano le nostre assistite, ma valutando bene caso per caso.

Smettiamola di far si che siano le varie Erodiade, con le loro trame, a fare la storia.