REATI in materia di IMMIGRAZIONE

Il Testo Unico in materia di immigrazione (d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286) contiene alcune disposizioni penali che puniscono:

  • i reati concernenti l’identificazione degli stranieri;
  • i reati in materia di immigrazione clandestina;
  • i reati riguardanti i provvedimenti di espulsione.

Con riferimento alla prima classificazione, l’art. 5 comma 8 bis T.U. punisce il soggetto che contraffà o altera il titolo di soggiorno o un documento necessario per il rilascio del titolo di soggiorno, nonché l’utilizzo del documento alterato o contraffatto.

Quanto al titolo di soggiorno è sufficiente che l’autore del reato abbia la mera coscienza e volontà di porre in essere l’attività di contraffazione o alterazione; mentre in relazione ai documenti necessari al rilascio del titolo è richiesto quale quid pluris la finalizzazione al rilascio del titolo medesimo.

L’art. 6 comma 3 T.U., invece, punisce la mancata esibizione del documento di identificazione e del permesso di soggiorno.

Pertanto, la norma punisce il comportamento del soggetto che non adempie ad un comando dell’agente di pubblica sicurezza, omettendo di esibire i documenti di identificazione e del titolo di soggiorno.

Il reato che, invece, viene contestato più di frequente nelle aule dei Tribunali concerne l’ingresso ed il soggiorno illegale nel territorio dello Stato, previsto e punito dall’art. 10 bis T.U. che prevede due ipotesi di reato: l’ingresso illegale dello straniero, che sussiste ogni volta che questi si introduce nel territorio italiano violando le norme previste dal Testo Unico ed il trattenimento o soggiorno illegale che si configura quando lo straniero, pur essendo entrato regolarmente in Italia, vi resta anche se non ne è più legittimato.

Per la configurazione del reato in esame è richiesto il dolo generico e pertanto la norma mira a punire lo straniero che consapevolmente e volontariamente ha violato la normativa concernente l’ingresso regolare nel territorio.

Il reato di ingresso illegale si consuma nel momento in cui viene varcato il confine italiano; mentre, in relazione al trattenimento illegale sul suolo italiano, avendo lo stesso natura permanente, si consuma nel momento in cui cessa la condotta antigiuridica.

L’art. 12 T.U. incrimina le condotte di trasporto dello straniero all’interno dello Stato italiano e quella posta in essere al fine di favorire e realizzare l’ingresso illegale in Italia o in altro Stato di cui la persona non è cittadina.

Il comma 3 quinquies prevede un’attenuante speciale per colui che si adopera per evitare che l’attività criminosa sia portata a conseguenze ulteriori.

L’ultima ipotesi di reato da prendere in esame in relazione alla suddivisione sopra evidenziata riguarda la fattispecie di fornitura di alloggio e contratti abitativi a soggetti stranieri privi del permesso di soggiorno.

Ai fini della configurazione del reato ciò che rileva è l’onerosità dell’accordo; anzi, la Giurisprudenza ritiene necessario che l’agente consegua l’ingiusto profitto imponendo condizioni contrattuali inique ed eccessivamente onerose e, pertanto, approfittando dello stato di illegalità dello straniero.

 

L’OMICIDIO stradale

Chi mi conosce sa che non sto mai ferma e che adoro girare in bicicletta per spostarmi in città, credo che sia il mezzo più comodo se utilizzato con criterio (luci, casco, rispetto del codice della strada come per gli automobilisti..mi stanno sui nervi i ciclisti che girano ancora come se vivessero in un mondo senza auto e fossero  loro i padroni incontrastati delle strade-idem ovviamente per gli automobilisti che si comportano così).

Chi mi conosce sa anche che negli ultimi anni, vuoi perchè mamma, vuoi perchè avvocato, mi fa sempre più paura questa giungla che è diventata la strada e vorrei davvero che noi tutti ci dessimo una calmata, quando guidiamo, o pedaliamo, o attraversiamo…

Negli ultimi mesi, purtroppo, si sono lette molte -troppe!-notizie, in Italia, di incidenti stradali mortali, che si chiamano, in verità, se ne ricorrono le condizioni, OMICIDI stradali, il chè rende bene l’idea delle conseguenze che alcune condotte possono comportare.

E’ con paura, dovuta al duplice ruolo che chiunque di noi potrebbe rivestire, di persona offesa o di responsabile di un reato, ma anche con la speranza che la consapevolezza del rischio possa aiutare a prevenire delle tragedie, che vado a rileggere l’art. 589 bis c.p., intitolato appunto “OMICIDIO STRADALE”:

Inizia così:

“Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni” (e già questo primo comma dovrebbe farci riflettere tutti)

Poi, in ben 3 comma, prevede pene sino a dodici anni di reclusione (e l’arresto obbligatorio, nei casi più gravi!) per chi cagiona per colpa la morte di una persona ponendosi alla guida in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope (!) .

Ancora, la medesima disposizione di legge prevede la reclusione da cinque a dieci anni per:”

  1. il conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una  velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona (morte come conseguenza di velocità eccessiva);

2. il conducente di un veicolo a motore che, attraversando un’intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona (morte come conseguenza di attraversamento con il rosso o di circolazione contromano);

3. il conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni, per colpa, la morte di una persona (morte come conseguenza di inversioni vicino a incroci, curve o dossi o come conseguenza di sorpasso vicino a strisce pedonali o linea continua)

Sono ben specificate quindi, anche condotte di guida che, almeno per quella che è la mia esperienza, credo siano diffusissime, come il sorpassare un altro mezzo in prossimità di un attraversamento pedonale o il tenere una velocità eccessiva..penso sia importante esserne tutti consci.

Sono poi previste aggravanti, nel caso in cui le condotte suindicate siano poste in essere da chi si è posto alla guida senza patente, o con la patente sospesa o revocata o con auto propria sprovvista di assicurazione ed un consistente aumento della pena prevista per il reato più grave nel caso in cui conseguenza del reato sia la morte di più persone o molteplici morti e/o lesioni a persone.

Il penultimo comma, invece, prevede giustamente la diminuzione della pena sino alla metà, qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole.

Il successivo art. 589 ter c.p., prevede che, in caso di fuga del conducente, la pena sia aumentata da un terzo a due terzi (nella denegata ipotesi in cui si verifichi un incidente stradale, è non solo doveroso ma conveniente fermarsi e collaborare quanto più possibile).

Le medesime previsioni, seppur con pene diverse, sono riportate agli artt. 590 bis e 590 ter c.p. che prevedono il reato di LESIONI personali STRADALI gravi o gravissime e di fuga del conducente nel caso di lesioni personali stradali.

Il reato di LESIONI STRADALI ricorre ovviamente quando conseguenza delle condotte suindicate non è la morte di una (o più ) persone, ma le lesioni gravi o gravissime ad una o più persone (in questo caso non è previsto l’arresto obbligatorio, ma solo facoltativo).

Credo che sia molto importante ricordare anche che l’art. 222 del Codice della Strada prevede che il Giudice, qualora emetta sentenza di condanna o di patteggiamento per il reato di omicidio stradale o lesioni personali stradali, disponga altresì la revoca della patente (comma 2) e il condannato non potrà conseguirne una nuova prima che siano decorsi 5 anni o fino a 12 anni nei casi più gravi (comma 3 bis).

Infine, per il reato di omicidio stradale, il termine di prescrizione è raddoppiato.

Mettiamoci in strada consapevoli di quello che facciamo (e facciamo i debiti scongiuri!).

LIBERI TUTTI!

P.M.:”Io so tutto di Lei, lo sa?!”

Avv. Venturi (con una di quelle sue facce piene di pieghe stupefacenti): “Davvero?! Allora spieghi, perchè io non c’ho capito niente..”

Liberi tutti, 2019 – Rai Play.

La verità è che io con l’Avv. Venturi di “Liberi tutti” ci aprirei uno Studio, perchè è talmente un’adorabile canaglia da risultare irresistibile…meraviglioso Giorgio Tirabassi  e.. simpaticissima serie!

SOCIAL NETWORKS..che RISCHI CORRO?

Mi piacerebbe che si utilizzassero i social network con minore leggerezza, perchè molti utilizzatori non sanno di essere esposti a rischi o di porre in essere delle condotte che potrebbero configurare un reato o, ancora, di essere possibile vittima di un reato.

I reati “social” più frequenti, di cui spesso ci si occupa nelle aule di Giustizia, sono quello di sostituzione di persona e di diffamazione on line.

Con riferimento al primo, l’art. 494 c.p. punisce il comportamento di crea un profilo falso, spacciandosi per persona diversa ed intrattenendo conversazioni e corrispondenza telematica ed informatica con altre persone. 

Per integrare il reato, la norma richiede il dolo specifico, cioè la consapevolezza di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio non soltanto di tipo economico o di arrecare ad altri un danno.

Può costituire reato, pertanto, l’ingannare gli altri utenti sulla propria identità o professione o utilizzare simboli o nickname per rappresentare una realtà diversa.

La fattispecie di diffamazione on line (art. 595 c.3 c.p.), invece, punisce la condotta di chi lede l’onore ed il decoro di un’altra persona, attraverso i social, ad esempio scrivendo frasi offensive, pubblicando foto pregiudizievoli per il soggetto ritratto o diffondendo notizie denigratorie.

Ai fini della sussistenza del reato, la comunicazione deve essere rivolta a più persone, per cui non si configurerà il reato se, ad esempio, l’offesa avviene tramite messaggio privato nella chat con un’altra persona; inoltre, la persona cui l’offesa è diretta deve essere assente, cioè non deve percepire direttamente il contenuto lesivo della comunicazione.

Il reato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore ad € 516,00.

Veramente raccomando, quindi, maggiore prudenza nell’utilizzo dei social ed, altresì, maggiore controllo nei confronti dell’utilizzo che anche i minori, spesso esposti alle suindicate problematiche, ne fanno.

 

Non sono sposato, ma convivente, che diritti ho?

Capita sempre più spesso che le coppie scelgano di andare a convivere e, statisticamente, si celebrano meno matrimoni, sia civili che religiosi.

Ciò ha comportato la necessità di regolarizzare le tante unioni di fatto, onde evitare che gli interessati non vedano riconosciuti i diritti reciproci della coppia, come ad esempio il diritto a ricevere informazioni in caso di malattia del convivente o il diritto di accedere al luogo di cura del convivente (e sembra poco?!).

Con la Legge 76/2016 è stata data alle c.d. coppie di fatto, cioè a quelle coppie nelle quali i soggetti non sono uniti da alcun legame di parentela, matrimonio o unione civile, la possibilità di regolare i loro rapporti economici e giuridici.

Il contratto di convivenza non è obbligatorio, ma se stipulato formalizza il rapporto davanti alla Legge, dando vita ad una serie di diritti in capo ai soggetti contraenti, come ad es. diritto di visita, assistenza ed accesso alle informazioni in caso di malattia, diritto a vivere nella residenza comune dopo l’eventuale morte del partner proprietario dell’immobile, diritto di scegliere l’eventuale regime patrimoniale della comunione dei beni, diritto di regolare le modalità di contribuzione economica con riferimento alle necessità della famiglia.

Per quanto riguarda la procedura, il contratto di convivenza sottoscritto dalle parti viene presentato agli Uffici dell’Anagrafe del Comune di residenza presso cui viene registrato; in tal modo, i conviventi potranno ottenere il Certificato dello Stato di famiglia oltre a veder tutelati i propri diritti come sopra descritti.

Si ricorda che il contratto non può essere sottoposto a termine o condizione e può essere sciolto dietro richiesta da parte di almeno uno degli interessati.

È consigliabile rivolgersi ad un Avvocato per ricevere l’adeguata assistenza nella stipulazione degli accordi e del contratto di convivenza.

DIRITTI..ma anche DOVERI!

Si parla sempre di diritti oggi e, a mio parere, spesso anche con una leggerezza che comporta che il “mio” diritto spesso non è altro che il calpestamento del “tuo”, di diritto.

Mi piacerebbe che si rileggessero i diritti sanciti nella nostra Costituzione, che sono bellissimi, ma non solo.

Mi piacerebbe che si rileggessero bene gli articoli 2 e 4 della nostra Costituzione, che se è vero che sanciscono l’inviolabilità dei diritti ivi contemplati e riconoscono il diritto al lavoro per tutti, prevedono però anche che ognuno adempia ai “DOVERI INDEROGABILI di SOLIDARIETA’ politica, economica e sociale” (art. 2) e che ognuno abbia “il DOVERE di svolgere , secondo la propria possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale dell società” (art. 4)

Ricordiamocelo.

Giusto parlare di diritti e battersi per i diritti di tutti, ma non si può prescindere dai doveri richiesti a ciascuno di noi, ogni giorno.

Bancarotta fraudolenta: no all’inabilitazione per 10 anni

La pena accessoria dell’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa, prevista all’art. 216 della Legge Fallimentare, ha subito un netto ridimensionamento da parte della Corte Costituzionale prima e delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione poi.

L’assunto legislativo che la condanna per bancarotta fraudolenta (in qualsiasi forma contestata) comporti la predetta pena accessoria per la durata di dieci è stato reinterpretato al fine di permettere al giudice di cognizione di stabilirne la quantità: non più “per la durata di dieci anni”, ma “fino a dieci anni”.

Infatti la la legge quando stabilisce sanzioni fisse, senza possibilità di valutazione giudiziale, è perché le collega a fattispecie penali gravi e le cui condotte tipizzate sono chiare ed evidenti, pertanto è possibile sanzionare le stesse in misura fissa.

Ciò, finalmente, non è più possibile per le multiple e sfaccettate tipologie di condotta di bancarotta fraudolenta, le quali soggiaceranno ad una pena accessoria interdittiva, ma la cui durata verrà valutata dal giudice di merito ai sensi dell’art. 133 c.p., che prevede elementi in base ai quali il Giudice possa valutare la gravità, o meno, del reato e, quindi, decidere una pena adeguata.

DROGHE LEGGERE (e non): cosa succede se mi trovano con della droga?

Spesso le persone si chiedono: “Se faccio uso di droga, commetto reato?”

 No, il consumo di sostanza stupefacente non costituisce più reato dal 1993, anno in cui ci fu il referendum che ha abrogato il divieto di uso personale.

L’art. 73 del D.P.R. 309 /90 stabilisce che per la configurabilità del reato e, quindi, per essere puniti, è necessario dimostrare che la sostanza è destinata a terzi; l’onere della prova grava in capo all’Accusa.

Gli elementi probatori, che devono essere valutati complessivamente, in ordine alla destinazione della sostanza stupefacente sono costituiti dalla quantità e qualità della sostanza, dall’eventuale stato di tossicodipendenza del soggetto, dalle condizioni economiche e reddituali, dalle modalità di custodia della sostanza ( ad es. se contenuta in un unico sacchetto o in più sacchetti), dal rinvenimento di strumenti da taglio o altra strumentazione ( es. bilancino).

L’art. 73 sanziona una pluralità di condotte ( coltivazione, produzione, vendita, cessione, importazione, esportazione, detenzione), punendo OGNI comportamento che in qualunque modo si possa collegare al traffico di stupefacente. 

Costituisce reato la cessione, anche gratuita, di sostanza stupefacente oltre ad ogni altra ipotesi che integra le condotte di cui all’art. 73, nonché la valutazione probatoria di tutti i parametri suindicati con riferimento alla destinazione della sostanza.

La normativa in esame, in virtù della modifica intervenuta, ha previsto un’ipotesi lieve al comma 5, che costituisce un’autonoma fattispecie di reato.

Ciò che rileva ai fini della configurabilità dell’ipotesi lieve non è solo la qualità della sostanza (ad esempio se trattasi di droghe leggere -es. marijuana- o pesanti, che differiscono per il trattamento sanzionatorio – appunto più mite – per le prime), ma rileva la quantità e il “mercato di insistenza”, circostanze che complessivamente valutate possono assumere connotazione dirimente.

Dal punto di vista processuale, si procede a perquisizione quando vi è fondato motivo di ritenere che possano essere rinvenute sostanze stupefacenti sia sulla persona che in qualsiasi altro luogo (abitazione, auto ..) e gli Agenti possono procedere anche senza mandato emesso dall’A.G.

Pertanto, è consigliabile rivolgersi al proprio legale al fine di far evidenziare elementi probatori a discarico ( ad es. consegna spontanea della sostanza), soprattutto se trattasi di mero consumatore di sostanza stupefacente.

Attenzione che se l’uso personale di droghe non costituisce reato, tuttavia si può incorrere in sanzioni amministrative quali la sospensione o revoca della patente, ad esempio, se si viene sorpresi alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.